Wimbledon: Roger VII, Re dell’erba inglese
A due anni e mezzo di distanza dalla sua ultima vittoria in un major (Australian Open 2010) Roger Federer torna ad alzare un trofeo del Grande Slam, e lo fa contro l’avversario che aveva battuto l’ultima volta, lo scozzese Andy Murray, idolo di casa a Wimbledon. Il proscenio non poteva essere più prestigioso per Roger, gli amati prati londinesi, divenuti ormai giardino di casa, dove può finalmente eguagliare il record del suo eroe Pete Sampras, un tempo detentore anche del record di Slam vinti con 14, ma oggi già ampiamente superato dal record-man svizzero che con il suo 7° Wimbledon si porta a quota 17 tornei del Grand Slam, 75 in carriera. Settantacinque come i punti che nella classifica ATP gli consentono di scavalcare oltre a Nadal anche Novak Djokovic (11.075 i punti dello svizzero oggi, 11.000 quelli del serbo) e riappropriarsi della prima posizione nel ranking. Una posizione quella di Numero 1, che Federer era riuscito a riprendersi una seconda volta proprio grazie alla vittoria ai Championship su Roddick nel 2009, ma che dovette nuovamente cedere allo spagnolo Rafael Nadal dopo il Roland Garros 2010, fermando così a 285 il numero di settimane da Numero 1 in classifica, ad una sola dal record, ancora una volta di Sampras.
Murray con tutto il peso di una nazione, che non vedeva un britannico finalista dal 1938, ancora una volta non ha retto alla pressione. Partito sorprendentemente bene, anche grazie ad un Federer contratto e falloso (ben 16 i suoi gratuiti nel primo parziale), lo scozzese sorprende un po’ tutti incamerando 6-4 il primo set dopo quasi un’ora. Nel secondo sul punteggio di 4 pari arriva persino l’opportunità di break che lo manderebbe a servire per il set, ma il suo rovescio lungolinea è frettolosamente sparato lungo. Il punteggio resta in parità fino al 6-5 quando Andy serve per approdare al tie-break. Sul 30 pari la prima svolta, Federer dà fondo al suo infinito serbatoio di classe ed estrae dal cilindro due 15 magistrali, prima una stop volley da fanta-tennis poi una frustata di rovescio che gli spalanca il campo per una comoda e morbida conclusione al volo di rovescio che gli regala break e set.
Nel terzo set la musica cambia, nonostante un’ interruzione per pioggia sul 1-1 che ferma il gioco una mezz’ora per permettere la chiusura del tetto, alla ripresa indoor lo svizzero sembra alleggerito ed inizia a volare sul campo, il sesto gioco con Murray al servizio sotto 2-3 è la svolta della partita. Nonostante un vantaggio di 0-40, complici anche un paio di scivolate dello scozzese, si finisce ai vantaggi e Murray inzia a dover fronteggiare palle break a ripetizione, lotta coi denti e ne annulla ben 5, ma Federer non molla, vuole il break e dopo 18 minuti alla sesta opportunità fa centro. E’ un game infinito ed estenuante che finisce per svuotare lo scozzese (segnandolo nel fisico e nella mente) e consegnare alla svizzero il comando delle operazioni. In pochi minuti e col punteggio di 6-3 Federer si porta avanti 2 set a 1.
Il quarto set diventa territorio elvetico, alla prima palla break Roger fa centro e mette il pilota automatico veleggiando sul campo ed esibendo tutto l’infinito repertorio tecnico che lo ha reso una leggenda vivente di questo sport. Ci sarebbe anche un’opportunità di break per l’avversario, ma viene prontamente annullata, e dopo 3 ore e 24 minuti di gioco l’arbitro Eric Molina pronuncia quelle fatidiche parole, che tante volte abbiamo sentito nell’ultima decade: game, set and match Federer. Ad un mese dal suo 31esimo compleanno questo ragazzo ancora non ne vuol sapere di cedere il passo al tempo e agli avversari, mette in bacheca un altro Slam, si riprende la poltrona di Numero 1 del mondo, raggiunge (e supererà) Sampras per numero di settimane al vertice.
Cos’altro gli resta? La medaglia d’oro in singolare alle Olimpiadi (quella del doppio l’ha già vinta a Pechino). Per coronare anche quel sogno dovrà attendere solo 3 settimane, l’appuntamento per il torneo Olimpico è proprio su questi stessi prati (debitamente rizollati) a partire dal 28 Luglio, e chissà che proprio qui dove la storia del suo regno è cominciata nel 2003 non si chiuda il cerchio con l’ultimo tassello mancante in un già preziosissimo puzzle di trofei. Gli avversari sono avvisati, il Re è tornato, e sembra ancora ben lontano dal voler scrivere la parola fine.
