Vincenzo Nibali, da ragazzo a campione senza smettere di sognare

L’estate ormai è alle spalle, nell’Alta Brianza le “foglie morte” iniziano a farsi vive a bordo strada; nelle prime rampe che portano alla Madonna del Ghisallo c’è un ragazzo che, forse non lo sa, sta diventando un campione. Quel ragazzo si chiama Vincenzo, partito dalle strade dove lo stivale è l’orizzonte, ora si  trova proprio là, dove l’orizzonte sono le acque, non del suo mare, ma del lago di Lecco, sull’arrivo del Giro di Lombardia 2011. Vincenzo non è sul podio, ma con l’orgoglio del vinto, con la delusione del battuto si fa da parte, lascia spazio a chi su quell’arrivo ha avuto il merito di alzare le braccia al cielo; ma per chi ama il ciclismo, per chi era su quelle rampe del Ghisallo, l’attenzione è solo per lui, per quel ragazzo che si è dimostrato uomo, per quell’uomo che ha mostrato orgoglio, coraggio e umanità, per quell’atleta che forse non sarà mai il più forte, il più astuto, ma che sicuramente ha dimostrato di essere un campione.

Perché il ciclismo è così, campione non è solo chi vince, o meglio il campione non è chi vince, campione è colui che dal divano di casa ti porta in cima al Grand Colombier, è colui che si butta a capofitto in discesa facendoti sentire il cuore in gola, è colui che ti porta fuori soglia davanti alla Tv. Vincenzo è il campione che vince poco, ma che c’è sempre: a marzo sul Poggio ha fatto la differenza, alla “Doyenne” ad Aprile è arrivato secondo da eroe mancato, il 22 Luglio scorso Vincenzo era là, sul podio più famoso e ambito del mondo, stavolta all’orizzonte i Campi Elisi, dove solo i campioni possono stare. Vincenzo guarda dal basso l’uomo in giallo e il suo fortissimo autista, ma stavolta lo fa a testa alta, non è vinto, ma nei suoi occhi riflette l’orgoglio del meridionale e la consapevolezza di essere diventato un campione.

Per “arrivare” Vincenzo ha sudato, lottato e sofferto, ha avuto il merito di crederci sin dalle prime pedalate, da quel pomeriggio veronese di 8 anni fa che l’ha rivelato al mondo come uno dei maggiori prospetti a livello dilettantistico. Appena sceso dal podio iridato a cronometro arriva puntuale la chiamata di Giancarlo Ferretti, uno che di giovani e campioni se ne intende. Nel ciclismo dei grandi il ragazzo siciliano non s’intimorisce e dopo un primo anno d’apprendistato si trasferisce alla Liquigas cogliendo i primi successi alla Settimana Coppi e Bartali e al prestigioso Gp di Plouay.

Arrivano le prime esperienze nei grandi giri e Vincenzo continua a crederci e sognare  ad occhi aperti mentre pedala e fatica per i suoi capitani. Anche al Tour 2008 non avrebbe dovuto essere protagonista, c’era il suo rivale interno da aiutare, quel Roman Kreuziger, fenomeno da ragazzino, dimostratosi inconsistente alla distanza. Col passare delle tappe, i ruoli improvvisamente s’invertono, è Vincenzo quello più forte e la top ten in Classifica Generale con tanto di maglia bianca sono là a testimoniarlo. Purtroppo la crisi è dietro l’angolo, Vincenzo abdica a favore di Andy Schleck perdendo la maglia bianca; ripensandoci, a 4 anni di distanza non si può far altro che sorridere, perché in quella difficile giornata il calendario segnava una data che forse era gia’ scritta nel destino di Vincenzo, il 22 Luglio.

Vincenzo continua a studiare da campione, il suo tutor diventa niente poco di meno che Ivan Basso, uno che di grandi giri se ne intende. Dal campione varesino apprende tanto, inizia a ragionare da leader, nei limiti del possibile perché lo “Squalo dello Stretto” non è calcolo, ma fantasia, coraggio, inventiva, grinta quelle che lo trascinano in quell’ultimo interminabile chilometro verso la Bola del Mundo, il più lungo della sua vita, per difendere la sua maglia rossa contro un avversario troppo forte per essere vero, quell’Ezequiel Mosquera, campione per tre settimane prima di scomparire dinanzi al verdetto inequivocabile dell’antidoping.

Dopo Madrid tutti si accorgono di lui, del suo grande talento, iniziano a considerarlo un grande corridore. Ma a Vincenzo i complimenti non sono mai bastati, gli attestati di stima di addetti ai lavori e avversari non lo hanno mai soddisfatto, lui sin dalle prime pedalate non voleva essere un grande talento, un grande corridore, lui voleva essere un campione. E adesso che sei campione, Vincenzo non fermarti, coloro che ti hanno ammirato su quelle rampe del Ghisallo ti vogliono protagonista sotto gli occhi della Regina o magari in quel di Valkenburg, perché sai, sognare non costa nulla e il sogno di un campione è quello di passare su quelle rampe del Ghisallo con l’iride sulla maglia.

 

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