Londra 2012 – Un Re scozzese a Londra: la redenzione di Andy Murray

Il sogno olimpico di Roger Federer si ferma ad un passo dal traguardo, in finale. L’avversario è lo stesso che aveva domato un mese prima sugli stessi prati inglesi, nella versione major del torneo di Wimbledon, l’idolo di casa Andy Murray, ma l’epilogo e lo svolgimento non potevano essere più diversi, tuttavia questa volta lo scozzese si presentava forte di una solida vittoria su Djokovic in semifinale.

L’ansia da prestazione olimpica del campione svizzero aveva destato perplessità nel tribolato turno d’esordio contro il colombiano Falla (che già lo portò al quinto set nell’edizione 2010 del major britannico, trovandosi più volte a 2 punti dalla clamorosa impresa), ma superato l’iniziale spauracchio aveva veleggiato con relativo agio e senza cedere un set fino alla semifinale con l’argentino Del Potro. Qui il gigante di Tandil sembrava ritornato agli antichi fasti e splendori di fine 2009 (quelli che lo resero vincitore degli Us Open proprio su Federer in finale) e costringeva Federer a sfoderare una prova da nervi d’acciaio (complice anche la mancanza di tie-break nel 3° e decisivo set), dando vita ad un match leggendario, conclusosi solo dopo 4 ore e 25 minuti con il punteggio di 3-6 7-6(5) 19-17.

Un terzo ed interminabile set di quasi tre ore giocato tutto in rincorsa da Roger visto che il suo avversario serviva per primo, dove nonostante la bontà dei servizi di entrambi non sono mancati scambi epici e delicate palle break (a differenza del 25-23 tra TsongaRaonic, che a tratti sembrava più un tiro al piattello). Sul 9 pari Palito perdeva il servizio e sembrava avviato alla sconfitta, ma Federer falliva l’opportunità di chiudere e si faceva riagguantare sul 10 pari. Occorreranno altri 14 game allo svizzero prima di poter tornare a servire per il match e chiudere il più lungo match giocato nel torneo olimpico di tennis, il tutto sotto gli occhi di un attentissimo Kobe Bryant in giornata libera dal torneo cestistico.

Dall’altra parte del tabellone il beniamino di casa Murray partiva subito bene con un netto 6-3 6-3 sull’insidioso Wawrinka che nel 2009 sullo stesso campo (a tetto chiuso) lo trascinò al 5° set. Dopo un facile secondo turno contro Nieminen, ancora il cipriota Baghdatis (come il mese scorso) che però riusciva ad opporre resistenza solo nel primo set, vincendolo 6-4 prima che Andy ritrovasse fiducia per chiudere 6-1 6-4. I quarti con lo spagnolo Almagro erano poco più che un allenamento agonistico in vista della semifinale col lostorico rivale serbo Djokovic. Il match non è di lunghezza record come l’altra interminabile semifinale ma sono 2 ore secche di tennis ad altissimo livello con feroce agonismo. Contrariamente a quanto accadeva nella scorsa stagione, questa volta è Murray a fare il Djokovic, rifilando a Nole un duplice 7-5 dove in entrambi i set il break arriva chirurgicamente quando il serbo serve sul 5-5 per assicurarsi il tie-break; è un Murray solido e cinico che lascia intravvedere una crescita a livello mentale.

All’appuntamento finale lo scozzese appare subito fiducioso nei propri mezzi, al contrario di un Federer che sembra avvertire una maggiore tensione ed emotività per l’evento, d’altra parte non ha mai fatto mistero di come l’oro olimpico fosse divenuto negli anni la sua ossessione, nonché ultimo tassello mancante (assieme alla Coppa Davis, ma quello è affare di squadra) nello sterminato puzzle di trofei da lui detenuto.

La finalissima è quanto di più lontano ci si potrebbe aspettare, specie per chi aveva assistito allo stesso match lo scorso mese in occasione del 7° trionfo a Wimbledon dello svizzero. L’equilibrio nel punteggio permane solo il tempo di 5 game, dopo aver salvato due palle break nel turno di apertura Murray sale in cattedra nel 6° game e breakando si porta avanti 4-2, da li infilerà un’impressionante striscia di 9 game consecutivi! Ci sarebbe un’occasione di redenzione per l’elvetico, una possibilità di invertire la tendenza, è il 3° game del 2° set, un gioco interminabile dove Federer ha la bellezza di 6 palle break tutte regolarmente annullate, ora con incredibili scambi al cardiopalma ora con servizi vincenti. E’ la svolta del match e Murray di lì in poi concederà una sola misera occasione di break, salvandola.

Sotto 5-0 nel secondo set Federer riesce a tenere un turno di servizio per garantirsi almeno di aprire il terzo alla battuta. 6-2 6-1 per un Murray pazzesco, gambe che vanno a mille e il dritto, colpo storicamente dalla resa ondivaga per lui, che gli scorre come non mai. Questo Federer non sembra in grado di contrastarlo. Le residue speranze di rimonta durano quattro game: sul 2 pari del terzo lo svizzero deve cedere ancora la battuta, Murray schizza 4-2 e non gli resta che tenere due turni di battuta, Federer coi denti deve salvare altre due palle break, ma in un attimo siamo già con Murray a servire per l’oro sul 5-4. Lo scozzese non dà scampo e chiude con 2 ace consecutivi facendo letteralmente esplodere il centrale.

La sua gioia è incontenibile, per la prima volta vince una finale al meglio dei 5 set, e quale occasione migliore per lui che farlo sul Center Court di Wimbledon contro il Numero 1 del mondo? “E’ l’impresa più grande, la vittoria più bella della mia vita” dirà poi il 25enne di Dunblane, mi sentirei di aggiungere anche la miglior partita che gli abbiamo mai visto giocare in carriera, e che potrebbe perché no fargli da trampolino di lancio. Lui che non aveva mai sconfitto la santa trinità tennistica contemporanea (FedererNadalDjokovic) in un match al meglio dei 5 set, lui che ancora manca di una vittoria Slam, forse con quest’oro olimpico il cui sapore si avvicina parecchio a quello di uno Slam, ha fatto quel passo che gli serviva per sbloccarsi e prendere completa fiducia nelle sue possibilità di battere tutti e ambire alla cima del della classifica. Menzione d’onore anche per il campione di Basilea, che si conferma Numero 1 anche nelle sconfitte, senza cercare scusanti e rendendo omaggio al più forte “Sono contentissimo per Andy. Ha giocato alla grande e soprattutto ha giocato meglio di me. Sono felice di aver vinto l’argento. Ho una medaglia al collo e allo stesso tempo ce l’ha anche Andy che continua a dimostrare tutti i suoi progressi. In campo mi è sembrato molto sicuro e non ha mai avuto incertezze.”

Il circuito ATP non si ferma però, da oggi riparte a Toronto con un appuntamento Masters 1000, già cancellati prima della compilazione dei tabelloni Federer per le fatiche olimpiche, e Nadal per la tendinite alle ginocchia che gli aveva impedito di difendere l’oro a Londra. Entrambi pessimi lo scorso anno a Montreal perderanno rispettivamente 90 e 10 punti in classifica. Occasione ghiottissima per Murray (a meno di clamorosi forfait dell’ultima ora) che con un vittoria in Canada potrebbe superare Nadal già da lunedì prossimo al 3° posto in classifica. Ben diversa sarà la situazione dell’ex numero 1 Novak Djokovic, lui che andava a Londra per la gloria e l’immortalità (parole sue), dopo la finale per il bronzo persa 7-5 6-4 con Del Potro, dovrà riprendersi in fretta dallo shock della duplice sconfitta in tre giorni perché avrà da difendere la vittoria dell’anno scorso in Canada, quindi 1000 punti potenziali da scalare per lui.

Nonostante le defezioni eccellenti di cui sopra occhio comunque al tabellone che offrirà match di non poco interesse, primo tra tutti un potenziale secondo turno tra il bronzo olimpico Del Potro e l’eclettico ucraino Dolgopolov (assente a Londra per una polemica con la sua federazione), fresco campione del 500 di Washington sull’eterno Tommy Haas (che a 34 anni continua a macinare finali), anche egli in tabellone con interessante primo turno contro David Nalbandian. Tra gli emergenti da seguire il giapponese Nishikori e l’idolo di casa Milos Raonic. Tabellone principale per i nostri Seppi e Fognini, che cercheranno di dimenticare le delusioni olimpiche, e l’encomiabile Flavio Cipolla dalle qualificazioni. Le sorprese non mancheranno.

About The Author

Amante del tennis ed estremo cultore di Roger Federer, affianca a questo sport individuale un'altra passione viscerale, la pallacanestro a stelle e strisce, tanta NBA, ma in anni recenti anche College Basketball, specialmente a primavera. Il sogno nel cassetto: realizzare un documentario-intervista su Bill Russell, personaggio dal fascino senza tempo.

Number of Entries : 30
  • Matteo

    Guardando la finale, ho avuto come l’impressione che un qualcosa fosse scattato in Murray.
    Fino ad oggi non mi aveva mai convinto a pieno:talentuoso si, ma troppo fragile mentalmente.
    Invece nella partita contro il Re è entrato determinato,deciso,rispondendo colpo su colpo e piazzando che nessuno ha mai messo contro Federer.
    Tecnicamente non ha nulla da invidiare alla trinità del tennis,e se da oggi metterà in campo quel furore agonistico visto in finale,potrebbe togliersi parecchie soddisfazioni.

  • Alessandro Valzania

    Tecnicamente l’ho sempre trovato più avanti rispetto a Nadal e Djokovic, che avranno senza dubbio altre qualità (soprattutto fisiche e mentali) ma non quel tocco e quella sensibilità, la sua mano è più rotonda. Peccato per il ritiro a Toronto, ma il suo vero banco di prova sarà Us Open, nei Masters 1000 al meglio dei 3 ha già dimostrato di poterli battere, ora deve rifarlo in un 3 su 5.

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