Roberto Baggio, il fu nove e mezzo

Ho scelto di intitolare così il profilo storico dedicato a Roberto Baggio, perché mi ha colpito la definizione che gli diede Michel Platini. L’attuale presidente dell’UEFA ed ex giocatore della Juventus e della nazionale francese lo considerava una via di mezzo tra un attaccante ed un rifinitore, mentre per la maggior parte dei giornalisti e degli addetti ai lavori era un numero 10. Da sempre croce e delizia dei tifosi e delle numerose squadre in cui giocò: Caldogno, Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter, Brescia. Alcuni allenatori credettero in lui, altri lo ostacolarono in tutti i modi, sebbene tanti infortuni gli minarono il fisico e rischiarono di troncargli la carriera, trovò lo stimolo per ritornare più forte di prima. Quando nacque il 18 febbraio 1967, il padre Florindo lo chiamò Roberto, in onore di Roberto Bettega e Roberto Boninsegna. Suo figlio però non fu un vero e proprio uomo d’area, ma un regista del gioco, abile nell’impostare la manovra d’attacco, ma anche a concluderla. Pezzo forte del suo repertorio erano i calci di punizione, ma sapeva anche calciare divinamente i rigori: utilizzava il piede destro, mentre con il sinistro iniziava il dribbling. Il suo primo gol in serie A lo segnò il 18 maggio 1987 e fu su calcio di punizione con la maglia della Fiorentina, ma quel giorno a rubargli la scena furono il Napoli e la conquista del primo scudetto partenopeo. Nella sua permanenza a Firenze il giovane calciatore vicentino seppe ritagliarsi un ruolo importante.

La Juventus fu il palcoscenico giusto per fare il salto di qualità: la dirigenza bianconera puntò su Baggio per risollevarsi dal periodo di “Medioevo calcistico” che iniziò dopo il 1986. Proprio in quegli anni cominciai ad appassionarmi alla storia bianconera e la presenza di Roberto fece sì che la Juve diventasse la mia squadra. Non fu facile all’inizio, perché i miei compagni di classe milanisti mi bersagliarono con i loro sfottò, considerati i tanti successi in campo nazionale e internazionale della loro squadra. Baggio, tuttavia, seppe regalarmi grandi soddisfazioni grazie ai suoi fantastici gol, ai suoi assist “al bacio” e alle sue giocate difficilissime, che si tramutavano in soddisfazioni per la squadra. Nella stagione 1992-93 fu l’eroe della vittoria per 3 a 1 a San Siro contro il Milan, ricevendo palla da un compagno si involò verso la porta rossonera difesa da Sebastiano Rossi, scartandolo e insaccando a porta vuota. Un’altra spettacolare realizzazione che riecheggia nella mia mente, Baggio la siglò di testa nel 1994-1995, sempre contro i rossoneri. In quel gol racchiuse a mio giudizio tutto il suo slancio vitale, il suo amore per il calcio e la voglia di vincere. In quanto a trofei personali conquistò il Pallone d’Oro nel 1993, dopo che con la Vecchia Signora vinse la Coppa Uefa, mentre nel 1995 si cucì sulla maglia Scudetto e Coppa Italia.

Non mi capacito ancora della sua cessione al Milan, perché a mio avviso avrebbe potuto dare ancora molto alla Juventus e dovetti, pur se a malincuore, accettarla. Conquistò un altro scudetto con i rossoneri nel 1996, ma fu l’ultimo trofeo importante della sua carriera, mentre dopo rimasi dispiaciuto nel vedere un campione come lui lottare per la salvezza con Bologna e Brescia. Purtroppo scontò la scarsa gratitudine presente nel mondo del calcio e vinse meno di quello che meritava, anche se a mio giudizio ebbe il grande merito di regalare forti emozioni a chi lo vide calcare i campi della Serie A.

Baggio onorò anche la maglia azzurra, ma purtroppo non provò mai la gioia di vincere un Mondiale, dopo averlo sfiorato nel 1994, perdendo in finale contro il Brasile: anni dopo, lo stesso giocatore, affermò che forse fu Ayrton Senna, morto due mesi prima, a spingere alto il rigore calciato nella finale di Pasadena.

Infine, Baggio pubblicò nel 2001 la sua autobiografia “Una porta nel cielo”, nella quale emerge particolarmente il suo difficoltoso e contrastato rapporto con gli allenatori. E’ stato per molti il Divin Codino, l’Avvocato Agnelli lo battezzò Raffaello, quando giocava bene, mentre Coniglio Bagnato, quando le sue prestazioni non lo soddisfavano. Probabilmente l’ha vista lunga Cesare Cremonini che, nella sua canzone “Marmellata numero 25″, cantava “da quando Baggio non gioca più, non è più domenica”.

Laureato in storia, fin da piccolo sono sempre stato appassionato di sport. Il mio sogno è quello di diventare giornalista sportivo. Calcio, volley, tennis, ciclismo, sport motoristici e sport invernali sono le mie grandi passioni, ma non disedegno di seguire neanche altre discipline come rugby, basket, ippica, golf e altri sport olimpici, oltre a sport meno noti al grande pubblico come curling e snooker.