Pista amara per Viviani, la medaglia gli sfugge sul più bello

Scusate :-( ”, un “twitt” che sintetizza tanta, troppa amarezza, per una medaglia sfuggita sul più bello, per un sogno Olimpico spezzato da un cronometro amaro, nemico di un campione che per l’ennesima volta ha impartito una lezione a un movimento povero, per tanti anni governato da discriminatori della pista, distruttori di una tradizione italiana che non esiste più o quasi. Appunto quasi, perché Elia Viviani è l’eccezione alla regola, la conferma che “legno e scatto fisso” possono conciliarsi con la strada, e non parliamo di semplici comparsate, ma di partecipazioni ad alto livello frutto di sacrifici e programmi basati su equilibri sottilissimi. Ma Elia è questo, un “maniaco” dell’allenamento e della precisione, un ragazzo semplice, mentalmente solido e maturo per certi palcoscenici, uno che alla pista deve tanto come tanti campioni oggi affermati su strada, ma che ha deciso di restituire tutto e di mettersi in gioco facendosi portabandiera di un movimento che stenta a ritrovare se stesso.

L’obiettivo dichiarato per la “campagna” londinese era la medaglia, d’altronde i risultati dell’ultimo biennio facevano ben sperare in questo senso. Gli avversari si sono dimostrati forti, fortissimi, pensiamo a Edward Clancy e Glenn O’Shea, fenomeni del quartetto, al vincitore danese Hansen o al “francesino” terribile Coquard. Il piano di gara è presto che fatto, difendersi nelle prove cronometrate (Giro Lanciato, Inseguimento e Chilometro) e attaccare nelle gare di gruppo (Corsa a Punti, Eliminazione e Scratch) congeniali al nativo di Isola della Scala. La prima giornata di gara è all’insegna della regolarità, discreto nella prova del Giro Lanciato, Elia parte contratto nella Corsa a Punti, riprendendosi da grande specialista con due tentativi di “caccia” andati a buon fine nella seconda parte di gara. Nella prova a Eliminazione, l’uomo Liquigas fa valere assieme a Coquard la propria superiorità chiudendo al secondo posto assoluto le prime 3 prove, una grande iniezione di fiducia in vista della seconda e decisiva giornata di gare.

La mattinata della giornata conclusiva si apre con l’Inseguimento, non di certo un bel risveglio per Elia. La difesa è arcigna, degna di un grande lottatore e nonostante la perdita di qualche punto, il discorso medaglie è ancora aperto in vista dello Scratch, la sua prova preferita. Gli occhi degli avversari come in occasione della Corsa a Punti sono puntati sul dorsale 28, Elia è l’uomo da controllare, da ostacolare nel suo tentativo di rimonta. Ma il ragazzo non si fa intimidire, va all’attacco, dà spettacolo, cerca di spezzare la resistenza dei “mostri” delle prove cronometrate, e in parte ci riesce. Hansen va per terra ma ha il merito di riprendersi nel finale, avaro di soddisfazioni per il nostro che si fa sfuggire il canadese Bell e lo spagnolo Teruel chiudendo la prova al quinto posto, troppo poco per lo sforzo profuso, ma comunque abbastanza per prendere la testa della graduatoria generale in coabitazione con Hansen e Coquard.

Purtroppo, non tutte le storie si concludono con un lieto fine, siamo arrivati alla nota dolente di una serata fino a quel momento fantastica: il Chilometro da Fermo. Elia deve difendersi, lo sa, Hansen, O’Shea e Clancy sulla carta sono più forti di lui, il vantaggio sull’australiano è rassicurante fino ad un certo punto e Coquard, avversario alla sua portata nelle prove cronometrate, è in grandi condizioni di forma. Gli specialisti dominano la prova, ma il francese si supera, va oltre le aspettative e centra un fantastico (per lui) 1’03”, un tempo troppo basso per il motore di Elia che va come da pronostico 1’04”. Il veronese in un solo colpo perde ben 5 posizioni passando dalla vetta a un’amara sesta piazza, a soli 4 punti da un bronzo meritato fino all’ultimo colpo di pedale.

Alla fine di questa straordinaria esperienza restano due sensazioni, la prima in ordine cronologico è di tipo emozionale e si chiama rimpianto, la delusione per una medaglia sfuggita sul più bello, quando era là, a un passo, vicina ad essere agguantata. La seconda è la consapevolezza di essere nell’élite della pista mondiale, in una specialità che sintetizza l’essere pistard, la completezza dell’atleta. Adesso bisogna guardare avanti, pensare positivo, Elia è giovanissimo e ha ancora a disposizione i migliori anni di quella che sarà con ogni probabilità una gloriosa carriera. La nostra richiesta per il futuro non è di tipo prestazionale, noi gli chiediamo semplicemente di non mollare, la pista italiana ha bisogno di tornare ad alto livello ed Elia dev’essere il leader tecnico di un movimento e il punto di riferimento per le generazioni future che popoleranno negli anni a venire i nostri velodromi.

About The Author

Studente in Scienze politiche, appassionato di basket, ciclismo e motori. Mi occupo di comunicazione sportiva e assieme a Davide Sannazzaro ho dato vita al progetto Eat Sport.

Number of Entries : 1095

© 2012 Powered By EatProduction

Scroll to top