Magnifico Balotelli: Italia in Finale, Germania ancora sconfitta

Mario Balotelli realizza il secondo gol contro la Germania – Foto AP Photo/Frank Augstein

Partendo dal presupposto che il calcio moderno è la più potente arma di distrazione di massa e chi sta effettivamente dominando l’Europa che conta, quella dei soldi e della produzione di capitale, della società (quasi) modello e del welfare sono Merkel e soci, Germania-Italia è finita 1-2. L’avevamo pensato, lo avevamo sperato. Ci eravamo anche convinti che i tedeschi contro di noi non sanno mai vincere quando conta. E così è stato. L’uno-due di Supermariobalotelli li ha annichiliti: prima una capocciata imperiosa su assist magnifico di Cassano (bye bye Hummels), poi una botta violentissima di destro che ha pettinato il biondino Neuer e si è insaccata nell’angolo alla sua sinistra. Lancio millimetrico di Montolivo e partenza sul filo del fuorigioco di Mario, abile nel beffare senza appello la retroguardia avversaria che ha dormito beata. 36esimo del primo tempo, tifosi italiani in visibilio, lacrime di quelli tedeschi. Una frazione dove l’Italia ha dispensato calcio alla faccia di chi lo aveva giocato nel modo più estetico ed efficace in questi Europei 2012. Distruggendone ogni velleità, ogni capacità di rialzarsi dopo la tremenda botta. La squadra di Löw si è comunque data da fare fin dall’inizio, essendo nata per “offendere” non avrebbe potuto fare altro,  impensierendo un Buffon a volte disattento. Ma ai tedeschi sono mancate la convinzione, la capacità di gestione e la calma nel cercare di riacciuffare una partita sprofondata nel maelstrom. Si è vista la paura nei loro occhi. Non hanno mollato, ma la scarsa esperienza di squadra dovuta alla giovane età media ha inciso, oltre ad un modulo di gioco votato all’attacco che permetteva di avere un uomo in più nell’area azzurra, rivelatosi però inefficace grazie alla solidità (con qualche patema) dei difensori italiani. Oltre alle responsabilità di una difesa tedesca poco consistente e di un centrocampo abulico, incapace di cambiare il ritmo in modo decisivo, c’è da chiedersi se Löw sia l’uomo giusto in sella alla nazionale teutonica: l’agognata vittoria di un titolo manca ormai da Inghilterra ’96. Io comincio a nutrire dei forti dubbi, perchè il tecnico ex Stoccarda e Adanaspor è stato si capace nel far crescere i giovani, ma in quanto a gestione della partita ha in diverse occasioni lasciato a desiderare. La speranza dei vertici della Federazione calcio tedesca è che con il talento a disposizione il futuro sia roseo, ma vanno operati degli aggiustamenti.

Gli azzurri hanno tessuto trame di gioco efficaci, mostrando un calcio fatto di scambi rapidi e ripartenze offensive che hanno sorpreso gli avversari e fatto loro male; sul doppio vantaggio hanno anche provato più volte a cercare la terza rete, ma sono stati sciuponi e sfortunati allo stesso tempo. Rigore tedesco generoso, ma conta poco, ormai la partita era già finita. Andrea Pirlo illuminante, ormai sono terminate le parole di encomio nei suoi confronti, abile nel lanciare in profondità i compagni, maestro nella gestione della palla nei momenti chiave. Antonio Cassano gioca praticamente da fermo, ma dispensa talento da vendere e i difensori tedeschi se ne sono accorti, chiedere al povero Hummels nell’occasione della prima rete; ma c’è stato tanto altro, tra cui un passaggio smarcante in area da brividi che Marchisio non è stato lesto a concretizzare. Riccardo Montolivo ha mostrato finalmente gli attributi, non solo come suggeritore, ma efficace anche nel rompere il gioco avversario con recuperi, tackle e intelligenti falli tattici; tanto cuore dopo l’errore dal dischetto contro gli inglesi. Federico Balzaretti capace nell’adattarsi a destra per far posto al rientrante Chiellini, sebbene sia un sinistro naturale e sia dovuto rientrare ogni volta per effettuare il cross; ma in questa occasione sono state la sua grande volontà di sacrificio in difesa e la spinta sulla fascia ad essere determinanti per la squadra. Gigi Buffon, a parte qualche sbavatura, resta sempre una sicurezza e una guida per i compagni, grazie al suo carattere da condottiero… che parata sulla punizione di Reus. Daniele De Rossi stoico, tutto grinta e polmoni alla faccia del nervo sciatico che lo tormenta da settimane. Tutta la squadra ha offerto una grandissima prestazione contro un’avversaria degna e non ha certo vinto per demeriti altrui, gli errori individuali ci possono stare, potevano capitare anche a noi in qualche occasione, vedi Barzagli. Ora sotto con la Spagna, sarà una finale tattica e credo nervosa, nulla è scontato ed entrambe le squadre possono vincere senza che vi sia al momento una favorita.

Man of the match: Mario Balotelli. Il nostro Riccardo Solfo l’aveva predetto, lo cito brevemente qui, ma vi rimando direttamente al suo splendido pezzo sulla punta di Lumezzane. “Basta una sassata delle tue per zittirli e un tocco dell’altro tuo stretto parente Antonio per demolirli. Il calcio non è un lavoro Mario e tu lo sai bene, il calcio è sport, e l’applicazione, il sacrificio e il sudore non potranno mai sostituire i lampi di genio e le giocate dei fuoriclasse”. Citofonate a casa sua in centro a Vicenza per eventuali dritte sul risultato esatto dela finale contro la Spagna e sui marcatori, gira voce che le agenzie di scommesse stiano cercando di sequestrarlo per un paio di giorni per paura delle sue qualità di veggente. Strepitoso Mario: l’immagine di lui che si leva la maglia, senza pensare al cartellino giallo (su quello ci rimugina solo chi se ne sta comodo in poltrona a puntare il dito), mostrando i muscoli coi pugni chiusi resterà per sempre l’emblema della sua doppietta stratosferica. Due gol di potenza, di rabbia, di istinto, di tecnica, di convinzione, di voglia, di pancia… e poi l’urlo liberatorio per un momento indimenticabile, che mette l’ipoteca per un ruolo da protagonista in questa nazionale. Messaggio da recapitare a chi avesse avuto dei dubbi in seguito al suo inizio opaco, l’avvicendamento con Di Natale contro i croati, i mugugni conseguenti e la panchina contro l’Irlanda. Questo è il calcio. La sofferenza, gli alti e bassi, la giornata no e l’estasi. Che la gente se lo metta in testa, guadagnare milioni non equivale ad essere dei robot. La perfezione non esiste, ma ieri Mario l’ha sfiorata di poco. Infine, rammarica e infastidisce il fatto che a diversi imbecilli non piaccia il colore della sua pelle, più che il suo atteggiamento guascone. Resto convinto del fatto che questi quaquaraqua verranno spazzati via da una società futura composta da etnie e nazionalità mescolate, da culture e storie unite. E il calcio nel sedere sarà più forte della botta del 2-0, molto più forte.

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