Londra 2012 – Donato, l’altra faccia dell’Atletica italiana
Per alcuni l’atletica è solo sacrificio, sofferenza, un dovere, un lavoro. Nulla di più sbagliato potrebbe annidarsi nella testa di un atleta, senza amore in questo sport non si va da nessuna parte, e senza amore si comincia a correre solo per il portafoglio, per paura delle critiche dai media, per paura di essere un gradino sotto qualcun altro. Quando lo sport diventa un macigno è meglio chiudere i battenti e cercare una vita normale. Una vita che non vuole Fabrizio Donato, Fiamma Gialla, trentasei anni, come il vino, migliora col passare degli anni, e col tempo sembra crescere in lui l’amore per uno sport che gli ha restituito nel finale di carriera tutti i sacrifici di una vita in pedana.
Fabrizio, nel classico “incontro” post-gara con Elisabetta Caporale ha mandato un chiaro messaggio ai giovani atleti che negli ultimi giorni son rimasti un po’ scioccati dal caso di “Mister-Pingui”, fare sport, amare quello che si fa e quando questo finisce scegliete un altro modo per divertirvi, trovate qualcos’altro da amare. Il caso di Donato è più unico che raro, in una disciplina logorante come quella del triplo che ogni giorno mette muscoli e tendini degli atleti alla prova tra balzi e pesi, sono stati pochi, pochissimi coloro a riuscire alla soglia dei trentasette anni, a conquistare in una sola stagione un oro europeo, un argento ai campionati italiani ma soprattutto un bronzo Olimpico.
Il triplo si è confermato ancora una volta disciplina che può mettere in vetrina pezzi di altissimo livello, e come previsto ci ha regalato una gara mozzafiato. Il campione del mondo in carica, Taylor ha deciso di salire in cattedra al terzo salto dopo due nulli, con un salto di sicurezza prima di sfoderare uno straordinario 17.81, lanciando presagi di attacco al Record del Mondo, ancora una volta rimandati. Con questo lunghissimo balzo l’atleta a stelle e strisce ha scalzato il nostro Daniele Greco (ancora una volta colpito da crampi) dal podio, facendo scalare in classifica il compagno di squadra Clay (secondo con 17.62) e Fabrizio Donato, terzo con un buon 17.48.
Il portacolori delle Fiamme Gialle è riuscito nell’intento di portare alla spedizione Italiana un’ormai insperata medaglia, salvando (nei limiti del possibile) la faccia della FIDAL che al momento delle convocazioni ha commesso errori colossali ed è stata accusata più volte di non essersi occupata dei suoi talenti (Di Martino, Howe e Martinelli). Ma questo non è il momento di rovinare la festa, l’atleta, l’uomo, se la merita tutta. A trentasei anni, Fabrizio non ha ancora smesso di sognare, non hai mai avuto la presunzione di aver imparato a fondo le tecniche di questa specialità e ha continuato a saltare e lavorare.
Questa è stata con ogni probabilità l’ultima Olimpiade del finanziere che ha chiuso come meglio non si poteva la sua esperienza nella rassegna a cinque cerchi, con un’unica certezza, la sua carriera non è terminata ieri, lo vedremo certamente anche l’anno prossimo nelle pedane russe a lottare per una medaglia mondiale che ancora manca nel suo straordinario palmares che vanta 21 titoli nazionali, 2 record italiani,1 oro ai giochi del mediterraneo, 2 ori europei(indoor e outdoor) e un bronzo olimpico. Quindi in bocca al lupo Fabrizio, ma soprattutto ti vogliamo ringraziare per averci risvegliato da un brutto sogno, trasmettendoci il vero spirito sportivo, quello che divide gli atleti in due categorie: quelli che amano lo sport e quelli che corrono o saltano solo perché hanno del talento e possono per questo motivo ambire a vincere le gare.
