Italia-Inghilterra: quando l’allievo proprio non ci sta

Roy Hodgson se la ride – Foto Beacon Radio (Creative Commons)

In principio fu Wembley: era il 1973 quando Fabio Capello regalò all’Italia un’inedita vittoria in casa dei maestri britannici, che cent’anni prima avevano inventato il football. Inventato ed esportato, da noi come nei porti di tutta Europa: vedasi, solo per citare due esempi, l’Athletic Club di Bilbao e il Genoa Cricket and Football Club.

Ci sono volte, però, in cui l’allievo supera il maestro. Tante volte. Penso alla nazionale corsara di Valcareggi, che fece ammutolire Londra grazie a Chinaglia e, come detto, Capello. Penso al primo grande urlo di Marco Tardelli, un urlo che sbatteva contro la bufera del calcio malato durante l’Europeo italiano del 1980. Ma due sono i ricordi più vividi e belli che ho dei confronti fra i leoni d’Inghilterra e gli azzurri: nel 1990 ero un bambino, ed è con gli occhi del bambino che ho scolpito nella mente le notti magiche di Baggio (un idolo assoluto, allora come oggi) e Schillaci, che culminarono nel terzo posto ottenuto a Bari ai danni di Shilton, Lineker e Gascoigne; poi, nel ’97, in febbraio, la neonata Italia di Cesare Maldini sbancò nuovamente Wembley, spalancando al Man of the Match Gianfranco Zola le porte della Premier League e l’investitura a baronetto, che arriverà nel 2004.

Italia-Inghilterra è dunque, per noi, una storia di successo. Perfino nelle amichevoli: nell’ultimo confronto non ufficiale, nel marzo 2002 a Leeds, l’aeroplanino Montella vinse da solo una partita complicata dal gol in apertura di Robbie Fowler. Il maestro teme dunque l’allievo, che non sa stare al proprio posto e ha imparato in fretta a far la voce grossa, a imporre il proprio modo di essere e la propria filosofia, così spesso vincente. Da qui a domenica sera i tabloid ce lo ricorderanno, inevitabilmente: ci diranno tricksters e catenaccios, avranno paura e ce lo faranno sentire, ce lo faranno leggere, ce lo sbatteranno in faccia. Se invece dovessimo guardare noi in casa loro, vedremmo un gentleman, Roy Hodgson, che ha dato una logica e un ordine mentale ancor più che tattico a un gruppo di giovani rampanti, da Walcott (sembra impossibile, ma ha ancora 23 anni!) a Oxlade-Chamberlain, che ben si amalgamano con campionissimi giunti all’ultima occasione della carriera, su tutti Terry e Gerrard.

Avrei voluto, e lo ribadisco, evitare l’incrocio con i britannici: il loro calcio, ritornato ad essere più che mai “all’inglese”, ci metterà in difficoltà perché esalterà il confronto fisico, che per noi resta un grande punto interrogativo (basta ripensare al secondo tempo della partita contro l’Irlanda e considerare l’assenza di Chiellini). Sarebbe stato meglio trovare l’Ucraina? Certo, al di là di uno Shevchenko una tantum, i padroni di casa non hanno fatto valere il fattore campo e hanno perso brillantezza nel breve corso del loro torneo; avremmo festeggiato un testa a testa con la Francia? Forse sì, perché conosciamo i suoi lati forti e soprattutto quelli deboli, a cominciare da una difesa che si affidava a Méxes e che ora, se possibile, si troverà ancor più in difficoltà senza il biondo centrale milanista, squalificato contro la Spagna.

L’Inghilterra proprio non ci voleva, perché è cambiata, perché è tornata se stessa, perché gioca male ed è più britannica che mai, perché sembra abbia finalmente smesso di sbandierare una presunta superiorità, sembra insomma abbia capito la differenza che c’è fra dire di essere magister of football e dimostrarlo. Sulla loro strada ci sono i pronipoti dei marinai e degli studenti che, più di cent’anni fa, accolsero il giuoco del calcio: facciamoli pentire di averci scelto come allievi…ancora una volta, superiamo il maestro!

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C'era una volta un "bimbetto" toscano che amava sognare: una notte aveva addosso la maglietta del Borussia di Dortmund, brividi lungo la schiena nella pancia del Westfalenstadion; la notte successiva sedeva a un tavolo con Pelé e Platini, inscenando un'intervista senza tempo; e c'erano tante altre notti, prima e dopo di quelle. Oggi quel bambino è cresciuto ed è innamorato della vita, una vita ancora fatta di sogni...

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