Il Tricolore nella storia del ciclismo: chi succederà a Giovanni Visconti?
Il ciclismo è uno sport individuale nel quale diventa importante, alcune volte fondamentale e decisivo, l’apporto della squadra. Le compagini che si presentano al via di una qualsiasi gara del calendario internazionale possono solitamente schierare lo stesso numero di corridori, scenario che invece muta quando parliamo di Campionati Nazionali e dell’assegnazione della “maglia tricolore“. In questo contesto di gara, i direttori sportivi hanno la possibilità di selezionare una rosa allargata di atleti pertanto un corridore può scegliere se correre per la gloria personale o in funzione della propria squadra favorendo il compagno in grado di ben figurare su quel tipo di percorso.
Questa eventualità riguarda ovviamente le formazioni che schierano più elementi, in genere quelle di casa, mentre gli atleti facenti parte di compagini straniere molto spesso devono recitare il ruolo di “mina vagante” per non essere fagocitati dal plotone magari perdendo il confronto in una volata impari contro due elementi della stessa squadra come nel caso di Alberto Elli. L’albo d’oro della manifestazione può vantare al suo interno grandi fuoriclasse in grado di vincere corse mitiche come il Giro d’Italia, il Tour de France, la Vuelta, classiche monumento e Campionati del mondo oltre a onesti lavoratori del pedale, ovvero gregari come Gianni Faresin che hanno saputo sfruttare al meglio la loro chance da capitano.
Il World Tour e il conseguente dominio delle grandi corazzate hanno limitato la potenza della “maglia tricolore” soprattutto se questa viene indossata da corridori militanti in formazioni di secondo piano, difatti avere in squadra il Campione Italiano non basta per garantirsi l’invito per partecipare al Giro d’Italia o alle altre corse italiane del massimo circuito mondiale, a maggior ragione se un personaggio del calibro di Lance Armstrong sfrutta il proprio potere politico per escludere dalla “Corsa Rosa” il suo nemico giurato Filippo Simeoni che in segno di protesta restituì al mittente la maglia conquistata nel 2008 sulle strade bergamasche.
Il livello tecnico della prova è scemato rispetto a qualche anno fa soprattutto per via della collocazione infelice nel calendario, in quanto si pone a metà strada tra le due più importanti corse a tappe, il Giro d’Italia e il Tour de France. Al via si presentano solitamente corridori in calando di condizione dopo aver disputato un Giro ad alti livelli e atleti alla ricerca della miglior forma per la “Grande Boucle”.
Per la 112^ edizione, gli organizzatori hanno allestito un percorso molto selettivo, 254 km da Pergine Valsugana a Borgo Valsugana, con un circuito finale da ripetere 15 volte nel quale regna la salita verso Telve, ovvero i primi 3 chilometri del Passo Manghen con pendenze che arrivano fino al 10%.
Per quanto concerne l’analisi dei favoriti è doveroso partire dalle due compagini di casa nostra facenti parte del World Tour, la Liquigas Cannondale che punterà su Vincenzo Nibali e Moreno Moser e la Lampre ISD che si presenterà al via con un trio da sogno formato da Michele Scarponi, Damiano Cunego e Diego Ulissi. Il vincitore delle ultime due edizioni, Giovanni Visconti non sembra al massimo della condizione ma non va sottovalutato per via di un’esperienza con pochi eguali in questo tipo di gare, stesso discorso va fatto per i “navigati” Danilo Di Luca, Giampaolo Caruso, Matteo Carrara, Domenico Pozzovivo e Franco Pellizotti oltre ai “vecchietti” terribili del calibro di Davide Rebellin, Stefano Garzelli e Fortunato Baliani. Tra i giovani di belle speranze, oltre ai già citati Moser e Ulissi bisogna tenere d’occhio il neopro Enrico Battaglin e i sempre combattivi Matteo Rabottini e Stefano Pirazzi.
La sfida al campione uscente Giovanni Visconti è lanciata e statene certi, il siciliano venderà cara la pelle nonostante sia reduce da un inizio di stagione avaro di soddisfazioni. L’augurio a tutti corridori è che ci offrano un grande pomeriggio di ciclismo per cancellare o meglio dimenticare per un momento le recenti polemiche volte a minare la credibilità di questo splendido e nobile sport.
