Gli esempi di Piacenza e Triestina: il calcio è ormai nel caos

Memorabilia Triestina – Foto Enrico Soli/Eat Sport

Da ieri due gloriose società italiane, accomunate dal bianco e rosso dei colori sociali e sorte ad un anno di distanza l’una dall’altra (1918 e 1919), sono sparite dal calcio professionistico. Trattasi del Piace e dell’Unione – così amano chiamarle le relative tifoserie – entrambe fresche protagoniste sul campo di una retrocessione in Lega Pro Seconda Divisione. Categoria nella quale non militeranno nella stagione 2012-13. Non è infatti bastato ribassare le aste per convincere qualcuno a farsi avanti. A Trieste ora si attende che qualcuno rilevi il marchio per poi ripartire da qualche serie dilettantesca. In Emilia invece in tal senso si è già mossa l’associazione “Salva Piace”, un gruppo di tifosi volontari. Per i triestini non si tratta di una novità: l’Alabarda infatti era già fallita nel 1994 per poi ripartire in quella stessa estate dalla serie D. I piacentini stanno dandosi da fare a colpi di bonifici da 10 euro (quota associativa minima del “Salva Piace”). I giuliani si chiedono cosa succederà ora alla loro squadra del cuore. Le norme federali consentono “alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società a un Campionato della LND, anche in soprannumero purché la società adempia alle prescrizioni previste per l’iscrizione. In caso di assegnazione della serie D la società dovrà versare un contributo non inferiore ai 300 mila euro, per l’Eccellenza di 100 mila euro”. Il termine per presentare la documentazione per la D (con fidejussione da 30 mila euro) è il 12 luglio.

Certo che se per migliaia di appassionati di calcio le domeniche allo stadio rappresentavano una delle poche certezze della vita – un po’ come le feste in famiglia o certi piatti tradizionali della mamma, della zia o della nonna – oggi sono in tanti a rischiare di perdere il piacere di un pomeriggio alla settimana con gli amici. L’anno scorso è successo ai tifosi del Rovigo, squadra di serie D che nel 2011-12 non ha partecipato ad alcun campionato. In tanti, dopo i casi qui citati, tremano. Per chi suona la campana? Chi sarà il prossimo? Cerchi di accedere al sito ufficiale del Mantova (altra piazza che nella sua storia ha conosciuto due fallimenti negli ultimi vent’anni) e invece della home page appare il seguente comunicato: “Il Sito Ufficiale del Mantova FC risulta inattivo dal 15 giugno 2012”. Motivo?  Il webmaster che ci lavorava a titolo gratuito fa parte di Mantova United, una cooperativa sorta nel luglio 2010 con l’obiettivo di acquisire una partecipazione del capitale del Mantova Football Club, tramite la raccolta di quote destinate a tifosi ed appassionati che in tal modo possono vivere e partecipare direttamente, per mezzo dei propri rappresentanti eletti dall’Assemblea dei soci, alla vita del Mantova Football Club e l’obiettivo è stato raggiunto dal Presidente del Mantova United Alberto Castagnaro con l’acquisizione delle quote del 10% del Capitale Sociale della Società Mantova Football Club. Solo che, con decisione del CDA del Mantova FC in data 13 giugno 2012 la cooperativa è decaduta dal ruolo di socio in quanto con ritardo di due giorni ha provveduto a comunicare la propria intenzione di ricapitalizzare e ripianare le perdite per l’anno 2012/2013. La Cooperativa ed i soci tutti “ringraziano sentitamente il presidente Bompieri e i suoi soci del comportamento tenuto nei confronti di 233 soci/tifosi che a differenza di altri hanno versato proprie risorse economiche per vedersele dilapidare con dissennate gestioni sportivo-economiche”.

A Vicenza, a mettere un piede nella sala dei bottoni ci sta provando la cooperativa “La Nobile Provinciale”, con la differenza che è capitanata da alcune vecchie glorie della squadra veneta. In principio fu il Modena (era il 2008-09). Dilaga quindi, con risultati diversi da piazza a piazza, il fenomeno dei tifosi che, di fronte alle incognite societarie, vogliono prendersi la squadra. Stuzzicante l’idea di comprarsi un pezzetto di squadra, ma per avere successo una cosa del genere può essere applicata ad un calcio con costi di gestione drasticamente ridotti rispetto agli attuali. Insomma, alla rivolta di piazza si deve accompagnare una riforma ragionata di tutto il sistema o gli appassionati di tante città di provincia si dovranno accontentare di vedere la propria (nel vero senso della parola) squadra, un tempo gloriosa, impegnata in campionati dilettanteschi nei derby contro le squadre dei paesi della rispettiva provincia.

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